mercoledì 14 dicembre 2011

archivio


è stato un attimo
martedì 9 ottobre 2007 0.27
stasera dovevo postare, che c'avevo un pensiero da buttar giù in righe.
eppoi  zappettando qua e là dopo tg e ferrara, son finita su canale cinque.
e addio blog.
che alle gravide tutto quel ferro fa bene di sicuro.
e col raffreddorone che mi trovo addosso in sti giorni c'ho pure la scusa per godermelo a bocca aperta.
scusate, mi è finita la reclame.



 il signor Q
mercoledì 10 ottobre 2007 0.14
C’era qualcosa di sfuggente in lui, una trasparente passione per la vita senza complicazioni, che strideva selvaggiamente con gli arzigogoli dei suoi registri, dei suoi classificatori, dei suoi appunti.
Tanto voleva esserci lasciato dentro quanto ne emergeva con animosa scontrosità quando qualcosa, qualcuno, noi, lo destavamo dalla sua letargica dedizione.
L’occhio grigio, un po’ acquoso, smarrito in ceste di reticoli di pelle e capillari, si illuminava alla richiesta di piccole polverose ricerche, per annebbiarsi all’improvviso imposto mutare di qualsivoglia suo piano.
Quarant’anni è rimasto con noi.
La sua vecchia scrivania rugosa, i dorsi infeltriti, le orecchie spiegazzate dei suoi libri, l’alito letale della sua cornetta telefonica.
Eppure ci ha a turno insegnato molto, cacciandoci dentro uffici da dietro a porte inespugnabili, abbandonandoci lì a imparare come non si annaspa, instillandoci il sospetto che ci fosse la tal circolare in merito, e la certezza che il funzionario è una razza di cui diffidare, lasciandoci portare avanti le nostre esplorazioni doganali, per poi accoglierci trionfanti col suo “ah, lo sapevo!”
Venerdì ha salutato i suoi colleghi, informandoli delle incombenze che non avrebbe ahimè assolutamente potuto sbrigare fino al lunedì seguente.
Invece il lunedì ha chiamato sua moglie, per avvisare che lui non c’era più.
L’han trovato freddo, l’infarto ce l’aveva fatta a sorprenderlo e finalmente scombussolargli i piani, lungo la stradina  dei suoi apassionati sabati pomeriggi filatelici.
La sua solita stradina, per il suo giorno più prepotente.
E a stupire noi di rammaricato cordoglio.

alba allo zoo
mercoledì 17 ottobre 2007 0.01
Aleggiava una bruma celestina al varco, prima di entrare nel fitto delle seggiole in fila.
La luce di traverso del mattino cedeva al candore sfuggente di reticoli al neon.
Un macaco ingrigito in prima fila raccontava di se e delle sue magagne a tre bertucce che annuivano a tempo.
Poco distante un altro maschio attaccò di sorpresa sbuffando che belandi non si riusciva a leggere il giornale in santa pace.
Reazione irritata del primo, sfociato in rumorose aggressioni in dialetto locale.
Una cocorita ventenne spalanca gli occhi in allarme, divincolandosi in imbarazzo per l’infelice posizione tra i due fuochi.
Due gnu gravide più in disparte, sollevando mansuete il naso dalle pagine di un libro e una rivista del punto croce, si guardano, smorfiano perplesse e tornano ai loro placidi affari e gomme da masticare.
Tre cinghialetti maleodoranti fanno il loro ingresso in fila trotterellina parlando di posteggi, sprofondando verso il fondo della sala.
Interviene quella iena della capo infermiera a chiamare il primo della lista, ripristinando la calma.
Il macaco in tuta di ciniglia bordeaux squadra per l’ultima volta l’oppositore in simil mise grigia, mocassino e tubolare di spugna, sventolando il biglietto numero 01, ancora robbando da matti si infratta dalle due bionde pipistrelle succhiatrici nella gabbia di fianco.
Una ventina di minuti più tardi me ne torno in libertà, il sole tiepido più alto, il caccolone di cotone appiccicato al braccio, che anche per questo mese hanno preso il mio sangue.

curiosity killed the cat
giovedì 18 ottobre 2007 13.03
risultati di analisi di colori, glucosi  e proteine  alla mano, occhio sudato e fritto sullo schermo del pc.
dannata la frettolosa curiosità.
ma per forza che i miei valori son strani.
che son finita su un sito di veterinaria, e io mica ce l'ho la leshmaniosi...

R.S.V.P.
domenica 28 ottobre 2007 21.28
un rigo di plauso e grato pensiero al Giobatta, marito redento da un passato di similClaudiano bell’incorniciato alla mercè del pubblico ludibrio, che sabato scorso ci ha stipati e nutriti una dozzina abbondanti al buio di casa sua per far festa a sorpresa alla dolce Miriam!
Auguri alla coppia intera, e al loro nuovo arrivato: un batuffolo color carota troppo terrorizzato pure per miagolare da sotto al suo nascondiglio! Le stigmate testimoni del suo vivace carattere impresse su chi è riuscito ad avvicinarglisi mi han tenuto ben lontano, ma nondimeno piena di oooooh inteneriti ogni santa volta che ci siamo trovati soli a studiarci dai rispettivi angoli di sicurezza in bagno. (ma quanta pipì fanno le gravide?)
Colgo inoltre l’occasione per manifestare profonda ammirazione per la festeggiata costretta dall’amore a competere con la magnificenza delle doti culinarie di sua suocera, santa produttrice di siffatto banchetto, tra l’altro da infame acquisterei in denaro sonante la ricetta del flan di asparagi che ho ingoiato in innumerevoli dosi,  pena il rimorso vi tormenti che mi nasca una creatura con una roba verde sulla fronte..
Propongo una petizione per chiudere definitivamente il macellaio travestito da tosacani che ha violentato il piccolo Peter, fido quadrupede della Wanda, che oltre a spazzolare i nostri piatti, ci ha tenuto tutti in movimento con le sue letali puzzette  sfollagente.
Promuovo a pieni voti il nuovo taglio sbarazzino e colore di capelli della Tina e il buon gusto della Franca che ha scelto ed acquistato a nome di tutte il scintillante presente che ci rende fieri del sorriso della omaggiata, oltre alla sua paziente dolcezza nel mandarmi a cagare perché non avevo i soldi giusti, ricordameli cara alla prima occasione!
Infine ringrazio tutti di avermi lasciato l’ultima fetta di torta, la terza, e meno male che il cioccolato bianco non è che proprio mi faccia impazzire!

parbleu!
domenica 28 ottobre 2007 21.35
Domenica mentre le famigliole perbene andavano a caccia di cabaret di lascivi pasticcini, scollandosi ancora l’ostia santa dal palato, una palletta vestita da donna con trolley e una pallina di pelo rossi si salutavano per un lacerante distacco di ben quattro giorni.
Scaraventato il cagnetto con mille raccomandazioni a casa dei nonni (per me quella creatura resterà sempre il mio primogenito, e dallo stomaco ingordo e ahimè delicatissimo) e raccolto al volo lo zio scavezzacollo in occhiali da sole, reduce dalle scorribande notturne la cui testimonianza stava ancora sbaciucchiando intanto che metteva il bagaglio e un piede sulla mia auto, si partiva alla volta della cotdàzur.
Una volta all’anno il mestiere di pirata bottegaio specializzato in superalcolici ci da l’occasione di dimenticare la polvere di cartacce e cartoni, e gli ingrati insulti dei camionisti sprovvisti di navigatore satellitare per passare qualche giorno a raccogliere le coccole dei fornitori e le strette di mano dei tanti addetti del settore che da tutta europa e mezzo mondo si riuniscono per farsi belli e gozzovigliare sotto il sole di Cannes.
Profumieri, tabaccai, cioccolatieri e liquoristi si rincorrono, incrociano, pavoneggiano e si studiano per scale e padiglioni del palais du festival della croisette, una vetrina scintillante che in fondo è un po’ un’anteprima del bilancio di fine anno e un assaggio di quello venturo.
Questa edizione, per me la prima completamente analcolica in quindici anni di onorata professione, ha difatto significato che m’è toccato lavorare più di quelle precedenti.
Nel senso che con la lucidità dell’obbligo causa mia gravidanza a declinare testings molto us oriented di vodka al mango (profumatissima anteprima per Absolut) o al frutto della passione (pinkissima new entry del gruppo Campari) m’è toccato pensare e ascoltare di più, gozzovigliare e ridere meno.
Niente insalate dalla dubbia igiene, niente vassoi di cruditèes e muscatel, o succulente tartares e bordeaux, solo tanti bei filetti e dorades grillèes e perrier, ma compensati da trionfali gateaux.
Così però i numeri questo giro sono rimasti al loro posto, senza accavallarsi ai mazzi di biglietti da visita, gli appuntamenti sono stati rispettati e i sottili giochi di ammiccamenti sono stati registrati.
Diavolo!  proprio quando, tra qualche mese, dovrò necessariamente prendere le distanze da questo mondo: qualche occhio di donna ha notato, qualche già nonno pure, e così c’è stata un’allegra epidemia di  brindisi in più (per madame qui a succo d’arancia) in molti nostri meeting.
Merci, merci mes chers amis, ma non sperate di liberarvi di me, che questa roba in arrivo costa, e quindi ci vogliono un sacco di sconti in più…

l'ospite d'autunno
domenica 28 ottobre 2007 21.40
sull’uscio di casa al rientro, ho trovato una sagoma sottile e un sorriso paziente, di chi era arrivato ben prima di noi.
il giovanotto si era perso di strada ma non d’animo, e complice un ingorgo micidiale in autostrada che mi ha fatto friggere gli ultimi sei chilometri sul sedile spinoso della golf, aveva recuperato e poteva ora recitare con cadenza piemontese tutti i 18 cognomi del mio condominio.
una pizzetta tiepida e gommosa ordinata al volo, e i racconti delle settimane che ci avevano separato hanno addolcito di gran lunga la stanchezza e la mancanza del quadrupede ancora in colonia dai nonni, la mia borsa puzzolente di viaggio è rimasta intoccata, fino al giorno dopo, che le mie mani avevano altri vestiti da spiegazzare.
bello addormentarsi abbracciati, un po’ meno scoprire al mattino successivo che russi come una segheria svedese

il ripieno
domenica 28 ottobre 2007 21.42
Tra le varie scadenze di lavoro e di cuore, in calendario ci stanno pure quelle un po’ prepotenti di salute. Viziata dall’abitudine di sentire odore di medico una volta l’anno per il certificato della palestra faccio un po’ fatica con gli incastri di appuntamenti e burocrazia sanitaria.
Ultimamente poi mi sembra di non fare altro!
Boh.  Allora, sangue e urine sembrano a posto (non c’ho manco la leshmaniosi..), il mio fegato indomito reagisce con straordinaria vitalità all’assenza di alcol nella mia vita, l‘amniocentesi è ok, l’è un maschietto il criceto qui dentro, e l’ecografia morfologica conferma che ha tutto quello che serve dove deve essere, lì nei suoi 20 cm di roba.
L’unico mio dubbio è come mai se lui sta davanti a me finora m’è cresciuto solo il didietro?

home sweet home
domenica 28 ottobre 2007 22.12
E finalmente arrivò l’ora legale, e per il mio ospite il momento di mettersi in viaggio.
Per quattro giorni e quattro notti ho diviso i miei 90 mq con un’altra persona.
E ho guardato in faccia la mia incapacità di adattarmi all’invasione.
Sono irrimediabilmente una bestia solitaria, incallita nella pignoleria del mio confortevole trantran.
L’acqua che scorre inutile, la finestra aperta che frusta la caldaia, il gelo notturno della porcellana sotto la tavoletta alzata, gli schizzi di squisito sugo a sorpresa intorno ai fornelli e le caccole di dentifricio nel lavandino.
Non imputo più di selvaggeria chi mi transita accanto: ormai dovrei arrendermi ad un’epidemia dilagante, giacchè sono stati tutti così (ne salvo uno solo, ma era pure senza cuore).
Rivolgo a me stessa l’accusa di pervicace spaccaballe.
Con ancora molti spigoli da smussare, nonostante il mio canetto abbia già fatto molto lavoro, perché non è possibile vivere una casa come fosse una propaggine del tuo io, e sentirlo offeso dalla noncuranza del normale utilizzo altrui, in buonafede, senza dubitare di te stessa, della tua salute mentale.
Eppure la beata quiete di questa ritrovata solitudine casalinga mi preoccupa, con una punta di nostalgia, certo, ma pure con un insospettabile sospiro di sollievo che mi sfugge incontrollato.
E tremo un po’ al pensiero di quando di maschi per casa ce ne saranno ben due, a primavera.
E mi affeziono già alla mia prossima inevitabile tappa nella vita: trovare una signora per i lavori domestici.


malattie ereditarie?
lunedì 5 novembre 2007 15.42
alla fine son scivolata, e m'è scappata di mano quella carta di credito..
e vualà: fierissima col mio primissimo acquisto per il mr Jekill Jr!
un microscopico  paio di fighissime puma gialle e azzurre!


variabili
venerdì 2 novembre 2007 10.06
pioveva ieri a roma dalle parti di una stazione
pioveva sulle lamiere e i cartoni, e quei pezzi di vita strangolata da fradici lenzuoli
pioveva sui volti di fango, scioglieva lo sgomento di un altro viaggio disperato
pioveva anche sull'impeccabile bavero bianco di un uomo elegante che reclamava la rivincita tardiva, e nel cuore di un marito ormai solo che non si da pace per essere arrivato tardi
a genova splendeva un sole sfacciato, dalle alture una brezza di mare birichina giocava col mio futuro nel blu dell'orrizzonte e nelle piccole confortevoli certezze di pelo rosso e profumo di pranzo della festa al nostro ritorno
una preghiera grata sale allo stesso cielo, tra una nuvola triste e una promessa di non dimenticare.

armadi e biciclette
lunedì 5 novembre 2007 10.37
trascorso il we a pensare di mettere ordine.
o perlomeno a progettare un accettabile compromesso per lasciare che l'ordine domestico - che mi fa noia in fondo - non abbia mai il sopravvento a casa mia, ma pure che la sua resa sia  dignitosa.
sto cercando un armadio.
di quelli veri, da persone perbene, che dal 99 non ho sentito il bisogno di possedere, avendo a disposizione una stanza in più.
ho battuto a tappeto periferie ed entroterra domenicali frequentati solo dai popoli dei mobilifici.
coppiette candite e tese, suoceri prepotenti o compromessi,  attempati coniugi euroscioccati, figlioli imbronciati, canetti rassegnati, architetti pazienti e disillusi.
piccola e varia umanità,  disposta ad accogliere e rendere familiare con lenzuola, tende di pizzo e cornici d'argento quattro esosi pezzi di legno, colla e gommapiuma.
sono trascorsi dodici anni da quando ho acquistato il mio primo e  unico armadio, abbandonandolo poi di corsa in una camera dalle pareti azzurro cielo troppo stretto, assieme ad un anello sul comodino.
certe cose, noto con soddisazione non si dimenticano mai.
la fondamentale differenza tra truciolare e tamburato, per esempio.

normodotata
mercoledì 7 novembre 2007 20.58
Lunedì svolta epocale sul monte domestico, con un mazzo di chiavi che scivola di mano.
Un sorriso nervoso maschera la mia apprensione, un sorriso timido quella di una mia quasi coetanea ricciolina, dalla cantilena piena di s.
Ha cinque figli, sparsi per i continenti, e sarà presto nonna, preferisce acqua e alcool per i pavimenti e gli spiccioli per il biglietto dell’autobus.
La mia nuova signora si chiama Norma, e per una volta la settimana farà la guerra a polvere e peli rossi al posto mio che faccio un po’ fatica a domare tutto ultimamente.
E speriamo che sia più cattiva di me anche coi vetri e con le grinze della biancheria, che da una prima occhiata mi sa che coi biscotti siamo deboli uguale…

archivio


pane e denti
Troppo presa dai miei deliri di allargamento di taglia e rivoluzione di vita domando scusa a chi vorrebbe essere al mio posto, e per tristi motivi  non può.
Abbasso lo sguardo, per tutti coloro che cercano, senza riuscirci, di diventare mamme e papà.
Forse io non ho chiara, ai loro occhi, la mia fortuna.
Forse perché i miei sono blu, e sono solo due...

31/08 - morale
questo agosto che non scorderò facilmente lo chiudo con una piccola verità sfuggita di bocca al Giobatta della Miriam, i due poveretti  ancora sottosciò con lo squisito e abbondante polletto tra i denti,  e la moka borbottante sui fornelli: “se ci pensi troppo non lo fai…”
già ragazzi, ma manco se ci pensavi meglio...  ;-)


l'outing
Colla piega pettegola che aveva preso il mio pubblico segreto, non potevo sperare di campare ancora qualche mese nella mia  bolla di prozac ormonale, un po’ alla  tutti vissero felici e contenti.
Il mondo sembra essere così gentile con le gravide, quasi a compassione del peggio che verrà.
Il mio peggio – lo ammetto – non mi spaventa il dolore fisico, ma le rotture di balle con ramificazioni psicologiche che si aggrappano a memorie  infantil-adolescenziali e si ripetono a cadenza settimanale, sì – quindi dicevo: il mio peggio è mia madre.
Ho imparato tardi (e a pagamento) a mandarla a quel paese, e pur facendolo ormai un paio di volte l’anno, mi rimane una mestizia dentro, per quella sensazione di non essere all’altezza che solo una madre ti sa instillare.
Tutto questo non facilitava per niente la questione “rospo”,  che quindi da codarda – ma pure con nessuna voglia di sentirmi martellare le balle più di quanto fossi disposta a tollerare – fu risolta spifferandole venerdì scorso la cosa in occasione di suoi commenti telefonici sulla nuova gravidanza della tal cugina british che avrebbe presto rivisto..
Inutile dire che quando ha capito che non scherzavo, l’è preso un accidente, e lacrimando mi ha augurato che mi nasca una testa di cazzo come me, per capire cosa si prova ad essere madre…
Poi si è imbarcata per l’uk, e torna a fine mese, se la granmà non ci si aggrava, poverella.
La sorte un po’ toglie, un po’ dà: fortunatamente ho un padre che sa che la perfezione non è nella natura  umana.
Sincerandosi che stessi bene (nella testa) e chi fosse il padre, ha commentato che magari il piccoletto nasceva con le braghette di camoscio, e che suonava già lo joodelai  (“trombone alpino” come ve lo si spiega senza gesti?).


le cose cambiano..
la giovanissima femmina aveva tre pensieri fissi: i vestiti (come permetterseli), il cibo (come farne a meno) e il sesso (sonante moneta di scambio)
la giovane femmina ha tre pensieri fissi: i vestiti (quelli che possono tornar di moda), il cibo (e vaffa anche se non è light) e il sesso (le gioie semplici)
e ieri sera la mia masnada di donne intorno ad un tavolo non è venuta meno:
Zara ha aperto un corner premaman, e H&M  va parecchio di vita alta st'inverno,
congelamento del cordone ombelicale: il cordon bleu (W la Wanda),
sputtanamento generalizzato del signor Oginoknaus..

giornata del cazz
mercoledì 26 settembre 2007 18.33
c'è un solo uomo capace di farmi sentire contemporaneamente stupida come una capra, incazzata come un  macaco e impotente come un pulcino.
e quello  è bill gates.

 gioie di stagione
giovedì 27 settembre 2007 22.50
cheffreddo al parco stasera, quasi mi ha fatto piacere raccogliere certe robe canine...

vendetta autunnale
lunedì 1 ottobre 2007 10.28
non ho capito perchè se il mio canetto battezza un ippocastano, la castagna in testa me la becco io...

archeologia verbale
mercoledì 3 ottobre 2007 13.24
spietata e affascinante la capacità che solo le donne hanno di riesumare recrimininazioni paleolitiche per dar loro lustro e più particolareggiate sfumature ad ogni nuova discussione.
io e mia madre siamo la quintessenza della femminilità temo.
e speriamo che sia un maschietto và..

la banda del buco
venerdì 5 ottobre 2007 19.47
Sedici settimane non ti pare possibile che ti scappino così tra le dita, come cannucce rosicchiate di analcolici alla frutta o cerniere e bottoni dei jeans ammutinati.
Invece succede eccome.
Luglio coi suoi ultimi festini alcoolici, agosto di decisioni solitarie grazie alle vacanze degli altri, settembre che al ritorno gli piglia a tutti un accidente, e si arriva a ottobre che inizia a far buio la mattina e tu che pensi che va concludendosi un’estate difficile da dimenticare, forse la tua ultima estate da monella che probabilmente maneggerà ben altro tipo di bottiglie facendo le ore piccole l’anno prossimo per quest’ora.
Ieri, con foglie gialle e pericolosi avanzi di un caco traditore appiccati alle scarpe, foglietti bianchi e neri spiegazzati in tasca, una rughetta perpendicolare in mezzo ai sopraccigli (a maledire la macchia sulla mia onitsukatiger) e la maglia tesa e un po’ corta sulla panzetta, tra appuntamenti posticipati e gruppi sanguigni ancora misteriosi è stato il mio turno di finire una buona volta lunga come un maialetto farcito sul tavolo del reparto ostetricia e ginecologia del piccolo ospedale sotto casa, che era tempo di esami, di quelli che un po’ danno da pensare. 
Al giovane papà che si giocava quel giorno una gara importante, alle 18 verdissime buche che lo avrebbero a sera onorato del primo premio di un’altra coppa, o targa, o ciotolazza d’argento, al suo sms preoccupato più per quell’unico buchino che non toccava a lui centrare.
Alla giovanile nonna, dall’aria sofisticata e, solo per un occhio esperto, in pena, colle sue scarpe arancioni tamburellanti alla ricerca di una penna che non ci fu verso di far sputare alla borsetta in tinta, per compilare i moduli dell’amniocentesi della figlia.
Al ginecologo e all’ostetrica visibilmente raffreddati, ma efficienti e pure buontemponi, che assieme all’ecografista rassegnato al suo destino di contagio, han sdrammatizzato tutta l’operazione erg riuscendo persino a perforare la britannica crosta delle riserve della mia accompagnatrice (e poi quello schermetto lì fa miracoli, giuro).
Personalmente prometto solenne d’ora in poi di non piantare più la forchetta dritta dritta dentro un raviolo, e di rispettare tutti gli spiedini.
E manco di  farmi tentare da chupiti di rum chiaro.
Per il resto, l’è andata, tutto liscio, se possibile anche più del solito, a detta dei siringatori, delle spennellatici di roba gialla (ora, ma per un forellino c’è bisogno di fami diventare un apemaia di 57 kg?)  e dei divinatori di schermi bianconeri.
Il risultato sul ripieno la bambolina vudoo qui lo dovrà aspettare quindici giorni come tutte le altre però.
In compenso si sta godendo una treggiorni di domiciliari con pericolosissime overdose di libri, dvd, divano & copertine e dannati biscotti al cioccolato che una donnaccia malandrina le ha messo in mano al volo in un attimo di distrazione..
E forse con irresponsabilmente ottimismo, direi che il momento più difficile anche stavolta è passato, ieri sera,  quando ho dovuto trattenermi dallo sghignazzare a crepapancia guardando scrubs (orcobboia: son tutte panzute pure lì..)

cherchez le jeune homme..
sabato 6 ottobre 2007 20.03
Cara/o Amica/o costernata/o,
cosa passa veramente nella testa di chi ci sta accanto, non potrò mai  essere certa di sapere.
Questo genere di dubbio è roba da trattare con rispetto, come la candeggina, pena trovarsi con una maglietta addosso di un colore imprevisto, o peggio irrimediabilmente danneggiata.
Cosa proviamo quando qualcuno divide con noi il tempo di una sera, una settimana, un mese, quello forse sì, traspare. Ma con un margine di errore tale da poterci spesso accorgere solo a distanza di anni quali possono esser stati i meccanismi che ci han portato al presente.
E anche lì, la foga che ci proietta all’inseguimento dei nostri piani, può spingerci a dare per scontato dinamiche mentali e di comportamento altrui, con una tirannica presbiopia che purtroppo nella maggior parte dei casi può rivelarsi dolorosamente deludente, al pari della scoperta di quanto sia stretta o stridente l’eleganza di una scarpa di un numero in meno, indossata col sorriso stirato nello specchio di casa e lo scontrino ingannatore ormai freddo in borsa.
Tu quindi mi chiedi forse con ragionevole preoccupazione (per me? Grazie!) che ne sarà di me e soprattutto che ne è di lui, del ragazzo che si intravede solo di sfuggita tre le trame dei miei pensieri per ora ancora a orsetti gialli o nuvolette verdoline, e con una punta di spazientita arguzia ti accorgi che quel mio velo è uno scudo.
Difendo il mio complice in effetti, difendo la sua libertà di scegliere per sé il suo prossimo taglio di capelli o della sua vita. Perché quella vita che invece porto dentro non sia a distanza di anni un fardello di recriminazioni e rinunce, un grimaldello nelle mani vendicative di noi adulti.
Lo difendo con sconsiderato ottimismo, perché so con certezza che non sarà facile, non lo è mai, ma faccio i conti arrotondando volutamente in eccesso con la mia natura testarda e la mia non comune fortuna.
Ho imparato da tempo a non cercare negli altri il mio equilibrio, e a chiedergli d’essere ciò che io per prima non sono. Io non posso sapere se tra due anni sarò una 42 o una 48, mica posseggo il dono della preveggenza, e neppure la sfacciataggine di voler imporre il mio stile per un futuro di felicità.
Io non sono in grado di dare garanzie da pentolone inossidabile, e quindi nemmeno le cerco.
Credo però che la serenità si costruisca giorno per giorno grazie a scelte consapevoli e  sincere nei confronti di noi stessi e chi ci sta accanto. Di chi vuole starci accanto, senza promesse impossibili ma molta volontà e soprattutto fatti.
Il giovane padre è vivo, nonostante sia visibilmente sotto choc.
Dove ho potuto ho cercato con decisione di impedirgli di fare scelte avventate.
Però intanto s’è venduto la sua adorata motocicletta, senza neanche chiedermi se volessi farci su un giro.
E adesso si sta organizzando la sua prossima vita di ventottenne, abituato finora a sperperarsi i proventi di divertenti lavori stagionali montanari, in qualcosa di più solido, più gratificante e remunerativo, e pure più vicino al mare. Ma ci vuole tempo.
Sono irriconoscente forse, perché insisto che non ignori la propria indole, e non smetta di cercare la sua strada, ma anzi lo faccia con maggiore cognizione di quello che lo può far star bene, invece di offrirgli semplicemente un tetto in una città sconosciuta obbligandolo a cercarsi un lavoro immediato e inadatto e scoprire magari tra tre o quattro anni che gli occhi di suo figlio sono l’ipoteca della sua insoddisfazione?
Io non voglio che ciò che dovrebbe essere una gioia in più nella vita di una persona si trasformi in un inferno di rimpianti. Non c’è davvero bisogno.
La distanza fisica costituisce sicuramente un ostacolo, dovremo impegnarci affinché l’incastro non del tutto ordinario del nostro tempo possa nutrire la qualità delle nostre esistenze, ma francamente sono sufficientemente allarmata al pensiero di smantellare la mia cabina armadi per far posto ad una culla, senza dover pensare anche di dividere la mia quotidianità per tre…
Sai che alla fine forse quella che rema contro sono proprio io!
Fino ad oggi – e bada, so che parliamo di quattro mesi solamente – il ragazzo si è dimostrato costantemente presente in voce (io sono pervicacemente affezionata agli sms, è terribile, lo so) e  appena possibile teneramente in carne ed ossa (a parte un episodio un po’ violento di battaglia coi cuscini).
Una bella sorpresa, l’ennesima nella mia vita, che mi auguro sia seguita da molte ancora, da affrontare un passo alla volta, un occhio a dove metto i piedi e l’altro avanti, sicura solamente di non poter controllare tutto, ma come scegliere di condi-viverlo, questo, sì.


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16/08 -  de granmà
lunedì 10 settembre 2007 1.16
A distanza di anni oltre che di chilometri, non ti accorgi di quanto si cambia, si cresce, si vive.
Ho una famiglia numerosa, da parte di madre, vivacissima, scoppiettante e in perenne accrescimento, che incontro, purtroppo sempre parzialmente, forse una volta ogni quattro o cinque anni.
In quello che sembra un tempo volato, le zie diventano nonne, i cugini mettono incinte le fidanzate, le cugine vanno a convivere, i nipoti crescono e vanno a scuola, e la mia nonna in mezzo a sto casino anarchico è sempre più suonata, poverina, coi suoi 87 e fischia, l’apparecchio per sentire, due fondi di bottiglia per non vedere, una sedietta a rotelle per andare dappertutto e la sua scatola di bigodini rosa e celesti da metter su il mercoledì.
Se ne sta seduta col mondo dei matti che le gira intorno, ogni tanto le posteggiano un pupo in braccio e le chiedono houariù. Io l’abbraccio e le stringo forte quelle quattro ossa, che vorrei gridare perché mi senta che le voglio bene anche se non ci sono mai, anche se non so come trascorre le sue giornate quando noi siamo a casa, che ci sono delle frontiere tra le nostre vite, che mi legano la lingua dopo le prime cinque sciocche frasi, quelle che vengono subito dopo il “come stai?” e si spengono frustrate nella distanza distratta del mio paese del sole.
Come si fa ad amare tutta una vita senza viversi giorno per giorno?
E come si fa a vivere in un paese dove anche ad agosto piove tutti i giorni?

beauty farm
insomma che io niente tinta, per carità, solo senza ammoniaca, e manco la french per nove mesi.
e binladen si è fatto castano?

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come sedurre una donna: scopri come sedurla anche quando lei pensa che non sei il suo tipo!
????? ..... amico, dammi retta: lascia perdere. con lo stesso spirito di sacrificio puoi mandare avanti una missione in sudan, lo stesso tempo lo puoi dedicare allo studio del cinese, la lingua del futuro, o del brasiliano, e con gli stessi soldi ti diverti di più con gli amici, così magari te la levano dalla testa loro...

18/08 - the wedding
Affondati e saziati i succulenti miei ricordi lontani dal take-away indiano del quartiere la prima sera, e quella dopo dal negozietto fish&chips all’angolo, restava l’incognita culinaria del pranzo di nozze, in un paese dove il prosciutto crudo e il salame tormentano solo i sogni dei musulmani, o qualche raffinato shopper da Sainsbury's lasciando abitualmente in pace le gravide a gozzovigliare nel bacon croccante e nel pork pie.
E infatti considerando che il menu di un banchetto matrimoniale britannico per noi sud-europei è una passeggiata da pic nic domenicale, quello della cugina in questione si rivelò molto più rilassante di una qualsiasi delle mie recenti cene di famiglia  in terrazza, trascorse a dribblare misteriosamente minacciosi accompagnamenti a meloni, carpacci assassini o subdole insalate nemmeno lontanamente profumate di cloro.
Questa roba della toxoplasmosi può diventare una psicosi selvaggiamente castrante se ti lasci prendere la mano.
Fortuna che lo stomaco alla fine riprende il sacrosanto sopravvento.
E comunque i festeggiamenti pure.
Un trionfo di vestitini a fiori e cappellini in tinta avezza a sfidare la pioggerellina nebbiosa e uno stuolo di tacchi mezzo infangati dal prato antistante la secolare magione si strinse quindi attorno allo sposo sudato e sorridente su per lo scalone scricchiolante fino alla cappelletta, ad aspettare insieme la sua graziosa meringa opalescente, e infine tutti intorno al camino (spento, dannazione) del salone principale a scaldarci con complimenti, convenevoli e flash fotografici.  Man mano che si asciugavano le messe in piega e le pashmine delle signore e si riscaldavano gli animi a forza di bicchieri, le due fazioni di invitati accorciavano le distanze tra un canapè di gamberetti e uno spiedino di frutta, fino a trovarsi alla fine seduti gomito a gomito attorno ad un grande tavolo a ferro di cavallo nella sala di pietra sottostante, vicino alle odorose e tiepide cucine.
Nel frattempo io m’ero presa coraggio, e al terzo bicchiere di succo d’arancia avevo raccolto di nascosto una bomboniera quadrupede che gattonava felicemente sperduta tra le caviglie degli invitati traballanti, scoprendo finalmente che anche se han le fattezze di cicciobello e son vestiti di tulle, i bambini di 11 mesi pesano come un capitello di granito persino col pannolino vuoto, e però non mordono.
La nonnetta invece me la piroettavano sulla sua carriola a far foto a destra e a manca, e non mi meraviglia che alla fine la poveretta si sia pure sentita male, tirandosi su un veloce e discreto vomitino sul suo pink plaiddino, god bless her.
Io sono riuscita  a sorridere il giusto, mangiare il giusto e chiacchierare il giusto, credo.
Vedi che a non bere un cazzo si riesce anche a ricordarsi un sacco di belle robe.
Tipo la faccia della mia zia preferita in tinta col suo tubino in shantung ciliegia, che le si era sposata una figlia, e nello stesso giorno la nipote italiana le diceva che aspettava un bambino (marvellous news! – sì, ma it’s a segreto, eh? ).
Tipo i vestiti delle giunoniche damigelle in raso color caffè e il discorso dello sposo e del suo testimone, e la sua orribile cravatta.
Che in Inghilterra lo sputtanamento dello scellerato accalappiato è d’obbligo,  come la fruitcake cementifera con due inches di glassa bianca.
E quella – scusate – che non sono riuscita a cacciarmela in gola, dopo lo scioc dell’arrosto di volatile su letto di tagliatelle, la mia zietta me l’ha  fasciata apposta e me la son portata via.
Peccato che il mattino dopo, scesa la sua sbronza e l’abbuffata,  ho scoperto inorridita che se l’era già spazzolata tutta mio padre.

fatta la legge - trovato l'inganno
GUIDA IN STATO DI EBBREZZA E USO DI STUPEFACENTI:
Secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanita', dell'Istituto superiore di sanita' e della Societa' italiana di alcologia, il 30% degli incidenti gravi che si verificano nel nostro paese sono dovuti alla guida in stato di ebrezza o sotto gli effetti di stupefacenti.
Il decreto vuole contrastare questo fenomeno ed ha così previsto tre diversi gradi di sanzioni:
In caso di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico compreso tra un valore eccedente lo 0,5 e non superiore allo 0,8 grammi per litro (g/l) (basta aver assunto, per intenderci, due calici di vino a stomaco pieno oppure due lattine di birra) si insaprisce la sanzione pecuniaria che sarà compresa tra euro 500 ad euro 2.000. Confermata invece la pena dell'arresto fino a un mese e inasprita la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente (ora sarà possibile una sospensione da 3 a sei mesi)In caso di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico compreso tra un valore eccedente lo 0,8 e non superiore all'1,5 grammi per litro (g/l): le nuove norme prevedono una sanzione pecuniaria da 800 a 3.200 euro, l'arresto fino a tre mesi e la sospensione della patente da sei mesi a un anno. Per chi guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore all'1,5 grammi per litro (g/l) la sanzione pecuniaria può arrivare fino a 6.000 euro, la pena dell'arresto e' prevista fino a sei mesi, e la sospensione della patente andrà da uno a due anni.
Sarà in ogni caso possibile la commutazione della pena detentiva nella misura alternativa dello svolgimento di un'attivita' a titolo gratuito e continuativo presso strutture sanitarie traumatologiche pubbliche.
Le nuove norme dispongono poi la revoca della patente se il reato è commesso da chi è titolare di patente professionale, o da titolare di patente di categoria B nell'ipotesi di recidiva nel biennio. Le pene sono raddoppiate se chi guida in stato di ebrezza provoca un incidente stradale e viene disposto il fermo amministrativo del veicolo coinvolto nell'incidente per novanta giorni, a meno che non si di proprietà di persona estranea al reato.
Il conducente che rifiuti di sottoporsi all'accertamento sarà soggetto ad una sanzione pecuniaria che va da 2.500 a 10.000 euro (o da 3.000 a 12.000 euro se il fatto è accaduto in occasione di un incidente).
Chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope e' punito con l'ammenda da 1.000 a 4.000 euro, l'arresto fino a tre mesi. Anche in questo caso e' possibile richiedere la misura alternativa. La sospensione della patente in questo caso va da sei mesi ad un anno. La patente e' sempre revocata, se il fatto è commesso dal conducente di un autobus o di un veicolo di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t. o ancora quando il titolare di patente B sia recidivo nel biennio. Se poi il conducente che guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope provoca un incidente le pene sono raddoppiate ed e' disposto il fermo amministrativo del veicolo per novanta giorni.

...e voi trovatevi un'amica gravida che vi riporti a casa, no?!  ;-D