Interno – tardo orario antimeridiano festivo.
Mrs Hyde sta duellando con un senso di catastrofe imminente
e il pigrissimo dosatore dello shampoo che accompagnano il sudato e puzzolente
diritto di farsi una doccia ogni tanto, confidando nel doppio episodio di ben
ten a tutela di fantascientifici venti minuti di privacy in bagno.
Nessuna porta interna si chiude a chiave qui. Per sette porte
originali smurate durante i lavori di ristrutturazione spostate e rimontate non
ci sono che 3 chiavi, nessuna delle quali gira nelle serrature. All’epoca
sembrava un particolare trascurabile, anzi, quasi una garanzia di tranquillità.
Non è chiaro a che punto della storia la tranquillità che il tuo cherubino
spiumato non si sarebbe chiuso da solo da qualche parte si è trasformato nell’angosciante
sensazione di non poter neanche espletare le tue fisiologiche necessità senza le inquisizioni di Jacob Sprenger che
mentre ti srotola la carta nuova nel bidè, arzigogola col chilly sull’asciugamano o rielabora con primitivi
graffiti di antirughe parigino le piastrelle, ti estorce urla belluine, feroci minacce e sordidi compromessi.
Semplicemente succede che un giorno capisci che sei alla fase
successiva, dopo l’inaspettato amore tardivo sbocciato per i lunedì mattina, ti accorgi di
sentirti più al sicuro nei bagni della stazione che a casa tua. E la degenerazione
delle tue abitudini include pure una mancia al custode, ignaro che il grandioso gesto
altro non è che il frutto di un diritto rivendicato per entrambi, di un lavoro onesto e una riservata dignità.
Purtroppo le necessità commerciali televisive hanno
prostituito alle pubblicità anche i canali dedicati all’infanzia. Che in
pratica si traduce in uno slittamento a data da definire delle procedure di
depilazione, a scanso di conseguenze domestiche di ben peggiore portata,
considerando la stagione e le frequentazioni non impellenti.
Il count down interno del genitore single irrompe sulla
soglia durante lancio di non identificato oggetto scuro nello spazio aereo
della mia camera da letto.
MrsH: Hey
there man, what's goin'on? What was that flyin'about? How many times do i have to tell you not to throw
things around? What was it? Where did it go?
zM : eh, yes
mamy! Ma .. ma... ma… ma… (Ogni tanto
mi assale il dubbio che zeM covi una incipiente balbuzie e sprofondo in una
voragine di sensi di inadeguatezza parentale per colpevole tirannia: per
fortuna dura molto poco)… ma…ma... ‘twas the schifezzablob, in yoroom! Eh!
La “schifezza-blob” è una sostanza molliccia, un tempo chiamavasi
slime, oggidì venduta in piccoli barattoli dall’edicola, in vari colori, a
piccola cifra per la martellante bramosia dei bimbi e il disgusto degli adulti preposti all’eventuale
raccolta (che solitamente NON sono coloro che perpetrano l’acquisto).
A noi fu donata.
Dalla bimba che zeMonsta considera la “sua bella”
In variazione cromatica: marrone.
Chiunque al suo posto si sarebbe fatto delle domande,
scoraggiato.
ZeMonsta – fiero - lo considera uno tra i regali più belli
ricevuti a natale.
Per mrsHyde l’articolo è una gioiosa maledizione.
Gioiosa perché infallibilmente in grado di distrarre il
piccolo mostro, maledetta perché si appiccica sulle superfici tessili e macchia
quelle porose.
E fino ad oggi era tutto lì.
Adesso sappiamo che la schifezza-blob ha anche la facoltà di
smaterializzarsi.
L’abbiamo cercata ovunque. Sotto il mio letto, tra i
cuscini, nel piumino, dietro i comodini e il termosifone, dentro la cabina armadi. Macchè. Niente.
Nothing. Nada. Rien.
Pazienza, seccherà.
zeM s'è rassegnato verso l'ora dello yogurt, mrsH lo ha sadicamente catechizzato ad intervalli regolari sulla
legge di causa-effetto.
però come si cambia: un tempo sarebbe stato più probabile veder volare un porco, piuttosto che mi trovassi uno stronzo in camera da letto senza essermi depilata…
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